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Tam-Tam
venerdì, giugno 26, 2009
Il paese è povero d'idee, sentimenti, emozioni. Non ha capacità reattive, sta perdendo l'stinto di sopravvivenza.



La politica- teatrino sta spegnendo le ultime energie di un popolo sopraffatto dal debito pubblico, dai commedianti, dalla casta, dagli speculator,i da chi è attestato su rendite di posizione parassitarie, dalla confusione dei ruoli, dal vociare continuo, dal trionfo della volgarità, dall'odio viscerale per chi non è sottomesso alle fazioni e non si accoda ai feudatari di un regime onnipresente da oltre un cinquantennio.



L'italia è un disastro: il referendum è avversato dalla classe dei politici di professione, apparteneneti a club che sfiorano il 10 per cento dei consensi e che se perdessero il cadreghino non saprebbero che fare.E il popolo minuto acclama le consorterie, chiedendo protezione agli schiavisti della partitocrazia.



Qui ci balocchiamo tra le bordate ad effetto di bankitalia, le piroette di D'Alema, il sogno disperato di una video-monarchia ereditaria, le centinaia di foto del premier a Villa Certosa in giro per il mondo, calpestando i più elementari diritti delle persone, la teoria del complotto, la rinconrsa di Obama, lo stravolgimento dei fatti ad uso e consumo della propaganda ideologica e l'assoluta mancanza di carità, che è uno dei tratti caratteristici della cultura 'umana', in contrapposto a quella' animale' (come ben descriveva nella sua 'Crisi della Civiltà', il profetico storico olandese Johan Huizinga).



Ecco: siamo riducendo la nostra società ad una sorta di foresta primitiva dove si prepara il ritorno alla ferinità, di palude d'ipocrisia e cinismo, bassezza e volgarità.



 



postato da: ApertisVerbis alle ore 26/06/2009 12:41 | Permalink | commenti
categoria:civiltà
giovedì, maggio 07, 2009
original 5"E le tre ragazze entrate effetti­vamente nelle liste delle candi­dature per le europee? :Lara Comi ha due lauree, ha coordi­nato i giovani del Pdl in Lom­bardia, è dirigente della Giochi Preziosi. Mai andata in tv. Licia Ronzulli è una manager della sanità di altissimo livello, è re­sponsabile delle professioni sa­nitarie e delle sale operatorie del Galeazzi; l'imprenditore della sanità Giuseppe Rotelli la stima molto, va due volte l'an­no in Bangladesh. Barbara Ma­tera è laureata in scienze politi­che, me l'ha consigliata Gianni Letta, è la fidanzata del figlio di un prefetto suo amico. Ecco, ha fatto una parte in Carabinie­ri 7 su Canale 5, ma mai la veli­na. Insomma, mi creda, è una montatura. Parliamo di tre ra­gazze in gamba su settantadue candidati. E che male c'è se so­no anche carine? Non possia­mo candidare tutte Rosy Bin­di... "



L'intervista sul 'Corriere' al presidente del consiglio approfondisce altri temi di natura semi-privata che lasciamo alla valutazione del lettore. Qui pare invece importante sottolineare come in Italia non sia ancora possibile fare un passo avanti verso una politica che non sia intrisa di veleni e non conduca ad sempre più grave imbarbarimento del costume sociale.



Ci viene da pensare che alla fine tutto questo non sia frutto di una democrazia tentata e non realizzata, immatura e inaffidabile perché sorretta da consorterie che badano solo al potere e non ai cittadini e al benessere, in tutti sensi, della società.



Al momento in cui scoppiò il dramma del terremoto, sembrò che l'opposizione all'attuale governo avesse fatto una scelta di solidarietà sociale nel segno della nazione, per garantire la ricostruzione nel modo migliore, e nei tempi più solleciti, delle zone dell'Abruzzo colpite dal sisma.



Dopo poche settimane, la legge della jungla ha prevalso, travolgendo il clima di concordia, che sembrava potesse prevalere sulle fazioni, con distorsioni della realtà, diffamazioni, calunnie ed odi personali.



Non c'è da aspettarsi niente di buono, se la vita privata di un personaggio pubblico, senz'alcuna preoccupazione per la verità, viene usata come strumento di lotta politica, facendo prevalere il gossip sulla privacy ed il trash su alcune regole fondamentali della democrazia autentica.



Altro che federalismo, sussidiarietà, autonomia e tutte le garanzie, che si vogliono attuare nel nome dello  stato di diritto e del rispetto della persona.



In questi giorni si assiste ad uno spettacolo indecente, un ritorno alla clava e alla tribù (con tutto il rispetto per la tribù).



Non siamo ancora un paese unito, se di fronte alle tragedie, l'argomento più importante da dibattere consiste nel quesito: veline sì, veline no?



postato da: ApertisVerbis alle ore 07/05/2009 09:02 | Permalink | commenti
categoria:politica
giovedì, aprile 16, 2009
Riprende 'Tetris', un programma televisivo lanciato dalla 7, dall'andamento altalenante e controverso, condotto da un giornalista relativamente giovane come Luca Telese, un volto nuovo per la tv cosiddetta alternativa, nella quale finora è riuscito a primeggiare forse, dopo Giuliano Ferrara, solo Antonello Piroso, il quale è giunto faticosamente ad innalzare l'audience di questa emittente legata alla Telecom, se non andiamo errati, con una serie d'interviste a personaggi noti.



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Ora, questo Telese, non si sa bene che pesce sia realmente.



 



Vorrebbe passare per uno scanzonato, non conformista, amico di Travaglio, e poi si scopre che scrive sul 'Giornale'.



Ha imbastito un'autobiografia un po' naif e un po'beat su FB, qualificandosi, con raro sprezzo del ridicolo, 'old communist of italy' o qualcosa del genere, aggiungendo una citazione di Woody Allen per  proclamarsi, niente meno!, che 'ateo e materialista'.



 



L'abbiamo sentito qualche volta esibirsi su Rai Tre, che è un'emittente seria, nella rubrica Tabloid, nella quale non perdeva occasione per farsi insultare pesantemente dal pubblico, dopo aver rifiutato, sprezzantemente, la qualifica di 'uomo di destra' (attribuitagli, ovviamente, per il suo rapporto di lavoro con il quotidiano diretto da Mario Giordano).



 



All'esordio di 'Tetris', ebbe qualche infortunio con Giuliano Ferrara, che lo definì un 'apprendista giornalista' e meritò i rimproveri del pur tollerante Giampiero Mughini, il quale, di fronte alla successiva bagarre con il direttore del 'Foglio', ebbe a definire quel vergognoso show 'una costellazione di orrori mass-mediatici, che andrebbero dimenticati dal primo all'ultimo'.



 



 Evidentemente, i padroni della Sette non hanno molto di nuovo da programmare, se non l'ennesimo talk show, dove la superficialità del gossip, s'intreccia col trash dei giorni nostri, con protagonisti di miserabili sceneggiate, come Fabrizio Corona, prossimo ospite della prima puntata.



 



Avete capito come s'incrementa lo share



Con il pubblico di bocca buona. Lo stesso che accalca le curve sud, o quello che partecipa al GF e alla Fattoria.



 



Queste sono le chance televisive nel nostro paese.



 Comunque staremo a vedere quel che succederà in questo programma, che, purtroppo, forse per il nome o  per la scenografia, ha in sé ineluttabilmente qualcosa di tetro e funesto.



 



Terque, quaterque...



 
postato da: ApertisVerbis alle ore 16/04/2009 08:45 | Permalink | commenti
categoria:blablabla
mercoledì, gennaio 28, 2009

La scomparsa di Mino Reitano ha colpito tutti gli appassionati del bel canto.


Egli apparteneva alla schiera benemerita dei cantanti dalla possente voce educata. La sua celebrità era frutto di sacrificio,  di applicazione costante, di volontà di migliorare il proprio talento naturale fino al livello più elevato.




La figura del cantante calabrese è divenuta emblematica delle qualità dell'uomo del sud: onesto e lavoratore legato ai valori della civiltà contadina e preindustriale, i quali permangono nella società attuale solo come un filo sottile, destinato a scomparire inevitabilmente,sotto il peso della globalizzazione.




La tenacia, il culto dell'amicizia, il rispetto di sè e degli altri, la fede nel trascendente sono stati  gli aspetti più autentici del suo carattere.




Un simbolom di quel popolo che preferisce ancora, in qualche landa sperduta del nostro paese, puntare sulla fatica, più che sulla fortuna, ascoltare le melodie, piuttosto che le cantilene, frequentare le feste del villaggio, anziché inneggiare alle veline.




L'ultimo barlume dell'Italia del dopoguerra, quella del miracolo economico e della ricostruzione, questa era la voce di Mino Reitano

postato da: ApertisVerbis alle ore 28/01/2009 23:52 | Permalink | commenti
categoria:cantanti
domenica, gennaio 11, 2009

CarlucciLa popolare trasmissione condotta da Milly Carlucci, ", Ballando con le stelle", ha iniziato un nuovo ciclo con la presenza straordinaria(!) di Vittorio Sgarbi.








 Il popolare urlatore, autore di sgarbi quotidiani , sui giornali ed in tv, è stato presentato come un elegante gentlemen dalla conduttrice, la quale lo ha invitato ad esibirsi, in qualità di jolly, con una graziosa e timida dama, in un valzer - rumba assai esilarante, definendolo,  al termine del ballo, coram populo, come un grande.








Avevamo qualche dubbio sulla tenuta della Carlucci, dopo le penose comunicazioni pubblicitarie per una nota marca di burro , privo dei soliti grassi, ma l'annuncio della metamorfosi di Sgarbi è degno della migliore commedia all'Italiana.




Sgarbi1



Proponiamo la Carlucci per l'Oscar come migliore interprete femminile.

postato da: ApertisVerbis alle ore 11/01/2009 08:58 | Permalink | commenti
categoria:commedia
giovedì, gennaio 08, 2009








Geronimo 3















E’ certamente una buona notizia la richiesta scaturita dal congresso forense di Bologna, attinente alla riforma della giustizia tributaria, finora amministrata da giudici per lo più non togati con tutte le defaillances (per usare un eufemismo) che tale sistema comporta.















Più che la terzietà del processo in tale materia, pare avere privilegio l’amministrazione finanziaria in tutte le sue svariate forme al solo scopo di evitare che il diritto di difesa, con lo specchietto per le allodole di una giurisdizione ad hoc, possa esercitarsi effettivamente ai sensi dell’art.111 Cost.















Si tratta solo di un escamotage per consolidare lo strapotere e gli abusi che l’applicazione di tributi esosi da parte della burocrazia continui indefinitamente, in barba allo stato di diritto e alla salvaguardia della libertà del cittadino (che tramite il potere di tassare può tranquillamente ritrovarsi in una condizione di schiavitù: se lo stato in maniera diretta o indiretta può appropriarsi a piacimento del reddito che ognuno produce, dove finisce l’autonomia della persona?).















L’amministrazione pubblica fa raro uso dell’autotutela per correggere i propri errori formali e sostanziali.















Si vede bene come le cartelle pazze siano diventate la regola nel nostro ordinamento e come pagamenti divenuti inesigibili per termini scaduti siano invece inflitti per l’eternità al contribuente, con aumenti dei costi e nessuna garanzia per il singolo.















Avete mai provato a seguire un procedimento di fronte alle commissioni tributarie non presiedute da un magistrato di ruolo?















Nel migliore dei casi si tratta di una pantomima vergognosa ed umiliante, che comporta spese indescrivibili per l’erario e serve unicamente a proteggere imposizioni arbitrarie ed illegittime.















Gli ammiccamenti tra componenti del collegio e i funzionari spesso incompetenti e fannulloni, incapaci di applicare correttamente le norme, i quali trovano molto comodo appuntare l’attenzione più sui soggetti onesti che sugli evasori, sono all’ordine del giorno.















Molti commercialisti fanno il gioco dell’ente impositore sotto la bandiera del tengo famiglia, soggiacendo al timore riverenziale ed ai ricatti morali degl’impiegati finanziari di ogni ordine grado e dei membri delle commissioni giudicanti.















Ben venga dunque, anche in questo campo, la riforma della giustizia, con parità di diritti per le parti, com’è d’uso nei paesi civili, tranne il nostro, improntati a regole di autentica democrazia.















postato da: ApertisVerbis alle ore 08/01/2009 12:47 | Permalink | commenti
categoria:giustizia
mercoledì, dicembre 10, 2008

La notizia di oggi sulle accuse della Procura militare all'ex Generale della GdF Speciale, ora parlamentare del Pdl è scandalosa, ma non sorprende. Da quello che si è capito l'alto ufficiale, quando ricopriva l'incarico di Capo di Corpo, avrebbe utilizzato un aereo militare per trasferire alcune casse di pesce fresco (sic!), che nulla avevano a che fare con il presunto accompagnamento di un'alta autorità per scopi istituzionali.




Il Procuratore militare è un personaggio già distintosi in passato per alcune azioni giudiziarie eclatanti e noi siamo rigorosamente garantisti se attendiamo doverosamente l'esito del processo.




Però alcune considerazioni si possono già fare, sulla scorta della gravità delle informazioni pubblicate dalla stampa, che meritano peraltro di essere vagliate accuratamente, prima di trarre conclusioni definitive ed oltraggiose nei confronti degl'indiziati di reato.




Non c'è da stupirsi, comunque, se negli alti gradi della burocrazia e delle forze armate si riscontrano episodi di squallido malcostume, ma questo s'inserisce nel clima di assoluta disgregazione del senso dello Stato, che accomuna la classe dirigente alla classe politica che governa, sia di destra che di sinistra.




Purtroppo, casi di disfacimento dell'etica pubblica si accompagnano ad una disinvolta gestione del potere, a tutti i livelli e, quindi, non c'è da scandalizzarsi troppo su questi avvenimenti.




La partitocrazia genera simili mostri in tutte le strutture istituzionali (basta assistere all'indecorosa lotta fra le toghe negli ultimi fatti di Catanzaro e di Salerno) ed ormai la questione cosiddetta morale non può essere riferita ad uno schieramento in particolare.




Si pensi all'antagonista di Speciale, l'ex Ministro Visco, che, se ricordiamo bene, si era reso protagonista di alcuni abusi urbanistici.




L'assalto alla diligenza si sta generalizzando e, alla fine, rimarranno solo le povere vittime di chi ancora si ostina ad essere onesto, ma è inevitabilmente destinato ad essere stritolato dal sistema.




Una volta si diceva che la democrazia non vive senza un minimo di corruzione. Le parole di Clemenceau appaiono oggi grottesche di fronte allo spettacolo osceno delle nostre Istituzioni, sempre più utilizzate non per servire un interesse generale ma di parte o privato.


Povera Patria!

postato da: ApertisVerbis alle ore 10/12/2008 11:55 | Permalink | commenti
categoria:oscenità
lunedì, dicembre 01, 2008

Intervistato dal Sussidiario.net, Fausto Gianfranceschi nel ricordare la figura dello scrittore Dino Buzzati ha dichiarato che dalla sua opera è dato trarre l'opinione ch'egli fosse credente,


Concordiamo in parte.


Il grande Dino Buzzati, uno degli autori "classici" del novecente, è stato soprattutto l'interprete inquieto del dilemma dell'esistenza dell'uomo post- moderno, sempre alla ricerca di una dimensione non superficiale e profonda della vita e del suo mistero; del destino complesso dell'uomo, tormentato da mille domande e da mille aspettative.


In questo senso il narratore "borghese" per eccellenza del secolo scorso, nell'inesauribile esigenza di un ordine elevato, in grado di rispondere ai dubbi quotidiani e alla malinconia della fine (si veda la serie di racconti dal titolo "Il reggimento parte all'alba"),è plausibilmente alla ricerca costante della fede.


Non sarà forse da considerarsi un "credente" nel senso compiuto del termine, come afferma l'illustre critico e saggista Fausto Gianfranceschi, ma uno spirito attento ai simboli del reale (la vetta della montagna, la distanza del deserto, l'attesa silenziosa e disciplinata nel vuoto incombente), un uomo colto ed uno scrittore raffinato e sensibile, che non spezzò mai il legame della propria anima con il sacro.

postato da: ApertisVerbis alle ore 01/12/2008 20:32 | Permalink | commenti
categoria:fede
mercoledì, ottobre 29, 2008

Campo_de_Fiori-Giordano_BrunoIl sorriso timido e gli occhi stupefatti del teologo Mancuso nascondono in realtà una ferrea volontà di ridefinire il cattolicesimo alla luce della realtà mutevole della società desacralizzata e dell'ansia di conciliare tutti gli opposti in un'unica filosofia storicista, razionalista, modernista, semi-atea e laicista.
































L'autore de "L'anima e il suo destino", quasi un romanzo sul trascendente, è il personaggio che interpreta meglio il disagio degli ex credenti contemporanei, che purtuttavia vogliono ritenersi ancora cattolici pur non  riconoscendo più l'autorità del Papa - se non fino al Concilio Vaticano II, vero limes del progresso cattolico in materia di fede. Sullo stesso versante il Cardinal Martini, ritenuto ormai l'anti-papa per eccellenza e rappresentante prodigioso della massa dei neo-modernisti, quasi fosse un Masaniello della Chiesa rivoluzionaria, che trova viceversa in Mancuso il sistematizzatore di questa novella visione della religione dell'"est modus in rebus", la quale rifiuta il no di principio ed ammette il ni possibilista, innalzando il vessillo minimalista della perenne mediazione tra contrari, del sincretismo tra fede (presunta) e scienza (presunta), nel banale tentativo di sciogliere tutti i nodi dell'esistenza e della complessità della vita, in materia di aborto, testamento biologico, autodeterminazione del malato, cellule staminali, eutanasia, e via dicendo.


"Ma se non conosciamo perché la vita ci regala oltre diecimila malattie sconosciute che affliggono l'umanità, falciando innumerevoli vittime, come facciamo a sostenere la dottrina tradizionale cattolica ?" pare chiedersi, con rabbia e preoccupazione, il neo-teologo, onnipresente ai dibattiti in tv e sui giornali, per prospettare le soluzioni più ardite in favore di quanti vorrebbero modellare le Istituzione ecclesiali con la cera del positivismo e dello scientismo e porsi così finalmente l'anima in pace su questa stessa terra. E noi che ingenuamente pensavamo che compito dei teologi fosse proprio quello di rispondere ai dubbi e alle domande non di subirle e sottomettervisi.


Siamo alle solite.


C'è chi aspira alla rivoluzione con licenza delli superiori anche in materia di fede, ridotta a pura ideologia mondana.


Non passa giorno che qualche sprovveduto affermando perentoriamente che siamo  tutti cattolici (forse nel senso crociano del perché non possiamo non dirci cristiani), poi si affretti a sottolineare l'imbecille distinzione tra cattolici di destra e di sinistra, quasi si trattasse di due schieramenti in campo con i loro fan ed i loro delegati in parlamento.


C'è chi tifa per L'Osservatore Romano e chi per Famiglia cristiana, rallegrandosi dei gol o degli autogol di squadre tra loro in competizione.


Uno spettacolo squallido.


Ma dove son finiti i veri atei, i peccatori convinti, gli eretici coraggiosi, gli avversari dichiarati della teologia?


Giordano Bruno assistici tu!

postato da: ApertisVerbis alle ore 29/10/2008 09:25 | Permalink | commenti (1)
categoria:teologia
martedì, ottobre 28, 2008



Il più grande ostacolo alla modernizzazione del nostro paese è dato, oggi, dalla pubblica amministrazione in senso lato (comprendendo in questo termine anche la scuola e la magistratura).L'occasione per constatare, ancora una volta, una situazione ampiamente documentata, nel corso degli anni, si è verificata con gli scioperi della scuola e i lamenti di lesa maestà da parte del sindacato dei giudici.



2007_24_B



E' bastato menzionare i tornelli, nel senso di auspicare maggiore produttività per tutti i dipendenti statali, per creare malumori e resistenze da parte delle varie corporazioni presenti anche all'interno del sistema statale.







Il ministro Brunetta non ha fatto che esplicitare l'esigenza di riformare radicalmente la macchina pubblica, da decenni oggetto di auspicio della maggioranza dei cittadini, per i quali non è una novità assistere allo sfascio consistente dell'apparato amministrativo, dall'istruzione alla giustizia.







Ora, ai tentativi di metter mano, anche con i tagli degli sprechi o della cattiva gestione del denaro pubblico incontra invece resistenze forti, derivanti soltanto dalla volontà di mantenere intatta la situazione presente, che assicura benefici prebende privilegi e una sorta d'immunità, la quale consente di non essere ritenuti, mai o quasi mai, responsabili di errori e omissioni e di continuare a sfruttare vantaggi economici e no, che suonano come uno sberleffo o un insulto alla gente comune.







C'è un discrimine naturale, che si rende sempre più chiaro, man mano che le proteste si diversificano per settori, ma sostanzialmente rimangono tese alla conservazione dello status quo, ed è quello tra chi intende realizzare il cambiamento e chi non vuole mutare di una virgola la comoda posizione che occupa.





postato da: ApertisVerbis alle ore 28/10/2008 10:40 | Permalink | commenti
categoria:riforme